mercoledì 3 febbraio 2010

L'arte della guerra

Il primo giorno è scivolato via, ed ognuno dei miei assiomi ha trovato conferma.
Fin dalle prime ore è risultato abbastanza evidente che la guerra tra poveri si batte a colpi di caffè.
Il concetto è abbastanza semplice. La tua posizione sociale all’interno dell’ufficio è pari alla distanza tra te e il totem distributore del caffè e inversamente proporzionale al numero di bevande che riesci ad offrire.
La regola è semplice.
I progettisti anziani hanno il privilegio di poter mantenere la loro posizione esattamente davanti il totem. Tu, new entry e nemico giurato, puoi solo chiedere gentilmente lo spazio vitale per inserire la monetina e prelevare il tuo prodotto. Una volta fatto questo devi immediatamente defilarti, ai margini dell’assembramento. Questa è la fase più delicata della tua esistenza nell’ufficio. Devi comprendere che la tua vicinanza al distributore diminuirà man mano che scalerai la scala gerarchica, e non puoi assolutamente affrettare le cose, perché corri il rischio di non riuscire mai a toccare quel maledetto totem!
Il secondo assioma.
Sai di essere arrivato alla vetta quando non sarai più costretto ad offrire caffè. Più caffè offri, più la tua presenza in ufficio è marginale. Ovviamente devi imparare a riconoscere le persone giuste a cui offrire i tuoi omaggi. Ad esempio, offrire il caffè al capo sarebbe un’azione non solo inutile ma anche controproducente: diventeresti il lecchino di turno e avresti ben poche possibilità di raggiungere l’agognato totem. Meglio iniziare da chi fino a quel momento è stato a stazionare davanti a te, quello che fino a quel giorno ha occupato la posizione sociale che oggi occupi tu. Insomma, il primo caffè offerto è un po’ con redigere i fondamenti di un patto di non belligeranza.
In fin dei conti Sun Tzu, che due cose le aveva imparate, nell’Arte della Guerra diceva che
“Chi è veramente esperto nell’arte della guerra sa vincere l’esercito nemico senza dare battaglia, prendere le sue città senza assieparle, e rovesciarne lo Stato senza operazioni prolungate.”
Velo lo consiglio, volumetto indispensabile per chi voglia intraprendere la carriera di stagista o progettista.

Stretta la via

A 32 anni ho una laurea (di quelle serie, non ottenuta con l’intramuscolo triennale), e più master e specializzazioni di quanti debbano essere consentiti ad una persona della mia età. D’altra parte, gli illustrissimi non hanno fatto altro che insistere sull’importanza della formazione post-laurea. Tutte balle. Ad oggi, con la destrezza di un funambolo, oscillo tra il precariato e la disoccupazione, utilizzando tutti gli attestati per coprire i buchi nei muri di casa.
Insomma, sono il degno prodotto di quella esplosione nucleare che è il mercato del lavoro.
Non sono sola, qua fuori c’è tutto un mondo di funamboli, o per usare un eufemismo “politically correct”: IMPRENDITORI DI SE STESSI. In realtà siamo tutte scorie..scorie nucleari.

Per farla breve, PrecariaMente Stabili, nasce per raccontare le mie acrobazie e per poter leggere le vostre. PrecariaMente perché, a forza di saltare da un progetto all’altro, si rischia di perdere la propria identità, e se nei form avete difficoltà a compilare il campo occupazione…beh siete sulla buona strada.

Stabili…beh, per tutti quelli che nel posto fisso non ci sperano più.


Larga la foglia, stretta la via, dite la vostra che vi dirò la mia.